Re-brand- Come svegliare i brand che dormono

Posted in Uncategorized on Luglio 3, 2009 by maica5

Il valore e il fascino del brand. Un marchio che i consumatori tendono ad adottare come proprio perché identifica il prodotto e le sue qualità intrinseche. Una marca finché non si posiziona in modo esclusivo sul mercato è solo la rappresentazione del prodotto che l’azienda distribuisce. Poi ci sono i cosiddetti sleeping brand con i quali vengono identificati quelli in stato inattivo. Non sono presenti sul mercato attuale ma vengono tutelati per il valore storico; si identificano con lo stesso termine le aziende che sono fallite nel tempo ed il cui marchio è stato completamente dimenticato dal consumatore.

Ci sono una miriade di esempi di sleeping brand che dopo anni di anonimato sono tornati prepotentemente a dettare legge sul mercato internazionale. Esempi di tali aziende sono capillarmente forniti in ‘Re-brand. Come svegliare i brand che dormono’ di Mirko Nesurini.
Il risveglio di uno sleeping brand viene definito ‘retrobranding’ che rappresenta il rilancio di un marchio che precedentemente ha riscosso un discreto valore. Perché una marca possa nuovamente tornare in auge deve possedere i criteri e le caratteristiche fondamentali delle 4A:

Antinomy come paradosso del brand;
Arcadia, ossia i richiami emozionali che provoca;
Aura, l’originalità;
Allegory, la storia che evoca un brand, l’esperienza che ha accumulato e che potrebbe indurre un attento consumatore a riprovare quelle emozioni.

Un marchio, perché sia tale e riconosciuto dai più, deve seguire 5 regole:

Gli strumenti di rappresentazione, che consentono al consumatore di riconoscere senza indugio un brand associandolo ad una immagine, ad un suono o piuttosto ad un colore.
I valori costituenti che si identificano con l’oggetto dell’impresa.
I proprietari e gli autori che hanno un grande impatto sugli utenti.
Gli interlocutori che rappresentano il vero punto di forza per un brand; il rapporto con chi si interfaccia con il brand deve essere solido perché possono influenzare interi gruppi di persone.
I significati, ovvero chiedersi quale sia il significato del brand per il consumatore ma neanche per l’azienda.

Il marchio non va visto solo nell’ottica del mercato, ma grande impatto sulla gente hanno i brand sociali. Tutti ci identifichiamo con una bandiera o dei colori di un partito politico piuttosto che di una squadra di calcio. ‘Le masse si muovono appresso alle bandiere, ai simboli e alle frasi, dei fari che motivano e identificano’. Basti pensare ad una bandiera rossa con impresso al centro una falce ed un martello simboli della riscossa proletaria; oppure chi non conosce il simbolo della pace coniato da Gerard Holtom? O ancora il simbolo della lotta contro l’AIDS?
Nelle ultime pagine del libro, vengono analizzati i fattori critici che possono permettere di risvegliare i brand dormienti.

Chissà se a qualcuno, leggendo questo manuale, possa balzare alla mente un’idea originale.

Più donne in azienda

Posted in Uncategorized con i tag on Luglio 3, 2009 by maica5

Promelec International, società italiana di executive search, ha condotto un’indagine sul mondo del lavoro, soffermandosi soprattutto nella sua analisi sui ceti dirigenziali: le imprese piccole e medie del comparto manifatturiero risultano, grazie alla loro flessibilità e dinamicità di struttura, stanno salvando le carriere di molti manager dall’ondata di licenziamenti innescata dalla negativa congiuntura economica. Nel 2008 5mila secondo Promelec International 5000 manager hanno perso il proprio impiego contro i 3 mila del 2007 (-40%). Le assunzioni invece non hanno raggiunto quota 2.800: il saldo negativo, quindi è stato di 2.200 posti.

IL MANIFATTURIERO TIENE MEGLO – ad aver tenuto meglio nell’occupazione dei ceti manageriali sono state le piccole e medie aziende italiane del manifatturiero, imprese che meglio di altre sono riuscite a garantire sicurezza e continuità d’impiego al ceto dirigenziale. Delle 2.800 nuove assunzioni, infatti, il 35% riguarda contratti firmati da piccole e medie aziende manifatturiere, un universo popolato secondo una ricerca recente condotta da Mediobanca e Unioncamere da 4 mila imprese industriali di medie dimensioni (che occupano cioè da 50 a 499 dipendenti e realizzano fatturati tra 13 ai 290 milioni di euro), cui si aggiungono 600 realtà medio-grandi con fatturati fino a 3 miliardi di euro. Aziende che appartengono ai settori chiave del made in Italy: moda e abbigliamento, manufatti per l’edilizia, arredamento ed oggettistica, automazione meccanica e plastica, tra le quali ad esempio il Gruppo Fontana, Sacmi Group, Landi Renzo, Flos, Missoni, System, Caleffi, B&B, Vimar e Ceramiche Atlas Concorde. Imprese che Promelec International definisce simili a “piccole multinazionali con stabilimenti produttivi e filiali commerciali a livello internazionale, accomunate dal posizionamento nell’alto di gamma dei rispettivi mercati e da una solida vocazione all’export”. Anche queste imprese risentono della crisi e del generalizzato calo di domanda e della stretta creditizia, ma hanno strutture più flessibili rispetto ai grandi gruppi multinazionali e quindi in grado di rispondere meglio alle evoluzioni del mercato. Secondo Maurizio Cuocci, partner di Promelec International “le dimensioni organizzative più contenute e i processi decisionali più rapidi consentono a queste imprese di definire e attuare nuove strategie d’azione per contrastare la crisi. Inoltre sono più veloci nel cogliere nuove opportunità di business o nell’aggredire nuovi mercati”.

PIU’ SPERANZE DALLA GREEN ECONOMY – tra i nuovi promettenti mercati figura quello delle energie rinnovabili. La green energy è un comparto in espansione anche se in ritardo rispetto ad altri Paesi europei. L’importanza economica di questo settore di mercato è dimostrato dalle cifre fornite dal libro bianco dell’UE: nel 2009 si prevede che nella zona Ue a 27 il settore delle energie rinnovabili creerà nei prossimi anni ben 520 mila nuovi posti di lavoro, di cui 100 mila dovrebbero essere localizzati in Italia. Ma il nostro Paese necessita di green manager e figure professionali qualificate se non si vuole perdere unì’importante occasione di inserimento lavorativo per tante nuove giovani risorse. I profili più ricercati dalle aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili sono secondo Promelec International: project leader, project manager e business developer. Silvia Macchini responsabile del settore green Energy in Promelec International osserva che “dobbiamo cambiare totalmente rotta riguardo alle energie sostenibili. Ma qualcosa si sta muovendo e lo conferma il fatto che stiamo ricevendo parecchi incarichi per ricercare figure di questo tipo”. Conclude “abbiamo ricevuto parecchi incarichi, anche da aziende importanti sul piano internazionale, per ricercare figure di questo tipo e stiamo incontrando più difficoltà del previsto ad individuare candidati adeguati. Sarebbe veramente un peccato che queste aziende continuassero a cercare questi professionisti all’estero.”

NUOVI SPAZI AL VERTICE PER LE DONNE – nelle aziende italiane le donne occupano ancora pochi posti nei ceti dirigenziali. Ma qualcosa inizia a cambiare, probabilmente anche grazie alla crisi che potrebbe diventare paradossalmente un rilevante trampolino di lancio per le donne in carriera. Nell’ultimo periodo molti manager di sesso maschile sono stati mandati a casa. Secondo Federmanager quando un dirigente lascia un’azienda, nel 54% dei casi è rimpiazzato da una donna che ne assume le funzioni, senza essere promossa, una situazione dovuta a retribuzioni inferiori date alle donne o alla crisi che interessa settori a maggiore rappresentanza maschile, come il mondo del credito. Oggi le aziende a leadership femminile producono più fatturato e registrano performance economiche migliori, forse anche perché le donne riescono a vivere e superare meglio le difficoltà grazie ad una grande capacità a fare squadra e ottima formazione.

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Posted in Uncategorized on Luglio 3, 2009 by maica5
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Reporting, Charting con Data Time.

Posted in Mondo software on Dicembre 10, 2008 by maica5

REPORTING

DataTime offre un sistema di reportistica molto flessibile , che permette di creare Layout (verticale, orizzontale, cross e misto)di ogni tipo, con possibilità infinite di Slice&Dice del cubo multidimensionale dei dati.

Ad esempio è possibile creare:

- Sezioni verticali e orizzontali;

- Interruzioni orizzontali e verticali;

- Totali su livelli multipli;

- Drill down / Roll Up su qualunque livello.

DataTime crea report ad alto impatto visivo, dove tutti gli elementi grafici e stilistici possono essere controllati dall’utente.

Un efficace sistema di formattazione condizionale consente di creare Alerts anche complessi, basati su codice utente. Oltre al ricco set di funzioni aggregative predefinite, DataTime consente all’utente anche di specificare via codice funzioni custom.

I report sono pubblicabili su Web mediante 2 possibili architetture:

1. Updatable: in cui i report sono destinati alla sola consultazione.

2. Interactive: in cui si vuole consentire all’utente di interagire con i report: rigenerazione on demand, operazioni di drill, fino alla possibilità di redesign remoto del report. Tale architettura è basata su ASP.NET e Web Services.

CHARTING

E’ un sistema di rappresentazione grafica.

Integra un motore di rendering 3D con controller per permettere, massima flessibilità del posizionamento dei grafici 3D.

Tutti i grafici hanno grande flessibilità e possono essere sezionati o ricolorati a piacimento.

I chart sono direttamente linkati ai dati e, li riflettono costantemente, attraverso le rigenerazione e i drill dell’utente.

Un semplice report…

I report e le tecniche di visualizzazione.

Al fine di migliorare i documenti informativi, le nuove metodologie si sono dotate di alcune tecniche di visualizzazione per facilitare l’analisi dei dati. Tecniche note nella visualizzazione dei report sono: Drill-down: (“perforare un terreno”), Slice & dice: (“dividere una torta”), ROLL-UP dove è possibile, in un primo momento, applicare una funzione aggregata (aggregating functions), oppure eliminare completamente una dimensione (dimension measures).

NB. Le tecniche sono state approfondite nel post precedente..

Un report informativo è un documento costituito da una combinazione sinottica di tabelle e grafici che mostrano le misure di rilievo per i vari fenomeni analizzati, disaggregate e destrutturate secondo specifiche esigenze.

Tali misure sono come indicatori delle varie attività aziendali e costituiscono una base comune per le analisi successive.

I Sistemi di reportistica costituiscono un ambito dei Sistemi informativi, la cui applicazione risulta al giorno d’oggi particolarmente diffusa ed affermata. La loro funzione principale è quella di fornire un valido supporto informativo alle decisioni strategiche di una organizzazione. Il report è incentrato sui dati di interesse della azienda e analizza il fenomeno, secondo le sue dimensioni. Si parla in tal senso di Ipercubo informativo, o cubo multidimensionale. L’ipercubo informativo è una raccolta di dati di cui si conoscono più dimensioni di analisi; ogni componente di un dato è rappresentato su una dimensione spaziale del cubo. Spesso si fa riferimento al cubo indipendentemente dal numero di dimensioni, difatti è possibile associare la rappresentazione di una tabella a doppia entrata ad un ipercubo informativo bidimensionale.

Approfondimenti su SQL: clausole where, having, group by.

Posted in Uncategorized on Dicembre 9, 2008 by maica5

La prima versione di SQL metteva a disposizione solo la forma strutturata, con una sola relazione in ogni clausola FROM, rendendolo molto limitato.

Se i campi selezionati provengono da più Tables, occorre utilizzare delle sintassi specifiche per determinare un campo in modo univoco, da qui approfondiamo alcune note.

  • clausola WHERE

Indica il criterio di scelta: l’elemento base è nomefield, operatore di confronto valore|nomefield e possono essere concatenati più elementi base tramite gli operatori logici (And Or).

Esempio: WHERE NomeImpiegato=”Paolo” And (ImportoOrdini>10000000 Or NumeroOrdini>100)

Nell’eseguire questa operazione il motore database cerca la Table specificata, estrae le colonne (=campi) scelte, individua le righe (=record) che soddisfano il criterio e raggruppa le righe risultanti nell’ordine specificato.

Il comando SELECT non modifica i dati del database.

La sintassi è :

SELECT fields FROM table

Usando un aterisco (*) si scelgono tutti i campi di una Table ad esempio:

SELECT * FROM

  • GROUP BY(groupfieldlist):

l’ordine dei campi in groupfieldlist determina il livello di grouping da quello più alto a quello più basso(fino a 10 campi usati per raggruppare i records).

I valori riepilogativi vengono omessi se non è indicata una funzione SQL di aggregazione nel comando SELECT, al contrario i Valori Null nei campi di GROUP BY vengono ordinati e non saltati.

Quindi è necessario usare la la clausola WHERE per escludere i records che non si vuole raggruppare, invece usare la calusola HAVING per filtrare i records dopo che sono stati raggruppati.

La clausola HAVING permette di specificare quali records raggruppati vengono restituiti da un comando SELECT con clausola GROUP BY.

Per capire meglio il quadro generale partiamo dalla sintassi:

SELECT ………

FROM ………..

WHERE ……….

GROUP BY groupfieldlist

HAVING groupcriteria.

Groupcriteria è un’espressione che determina quali records raggruppati restituire; possono essere usate fino a 40 espressioni collegate dagli operatori And e Or.

Tutte queste definizioni sono molto utili perché in un ambiete multiutente di lavoro(esempio le aziende), ci permette di classificare con ordine le diverse voci.

SELECT Cognome, Nome, Salario

in SQL l’operatore group by ci consente di raggruppare i dati

Un’ interrogazione corretta:

select dipart, count (*), d.città

from impiegato i join dipartimento d on i.dipart=d.nome

group by dipart, città FROM Stipendi ORDER BY Cognome.

Formalizzazione dei concetti statistici di base: Unita’,Caratteri, Classificazione, Matrice dei dati, Dimensioni, Funzioni di aggregazione, Misure, Spazio delle variabili, Cubo multidimensionale. Ma anche NOZIONE DI ACCESSIBILITÀ (IN SENSO TECNICO, NELLA TERMINOLOGIA DEL WEB).

Posted in DEFINIZIONI SW on Dicembre 9, 2008 by maica5

In questo Post ho cercato di illustrare una serie di concetti(come un vero glossario), per rendere la terminologia statistica chiaramente comprensibile.

Un database e’ una raccolta di dati permanenti, gestita ed elaborata da:

Metadati o schema che ci informano, su quali regole valgono i dati, quali valori possono essere validi (vincoli di integrita’) e come i dati sono strutturati e collegati tra loro. Lo schema può cambiare nel tempo, non ha alcun vincolo con i programmi che accedono al database e deve essere definito prima dei dati.

I Dati: sono una rappresentazione(astrazione)dei fatti, ma può anche includere previsioni, supposizioni ed ipotesi conformi ai Metadati (o schema).

Tutti i dati, sono organizzati in insiemi omogenei(stessa struttura)e sono collegabili con altri insiemi.

Le variabili generalmente,per essere integrate, necessitano di un’omogeneità semantica; ciò è possibile attraverso l’uso di metodi di codifica uniformi, utilizzo delle stesse unità di misura, ecc…

Classificazione correlazione tra attributi appartenenti alla stessa dimensione,

dipendente dall’organizzazione e dalle specifiche esigenze applicative (ad

esempio, la gerarchia Tempo è formata dai livelli Anno, Trimestr e Mese.

Un cubo multidimensionale, permette l’intersezione tra i suoi

membri(celle) da cui è possibile ottenere, attraverso estrazione, i dati.

Lo svolgimento di un’interrogazione, può essere un’operazione abbastanza

complessa difatti un cubo può, ad esempio, includere più di tre dimensioni o semplicemente una. I concetti di dimensione, livello, membro e misura sono importanti per comprendere la sintassi.

Le dimensioni sono gli attributi strutturali dei cubi, o meglio, gerarchie organizzate di livelli che descrivono i dati nella tabella dei fatti. Tutte le dimensioni si basano direttamente o indirettamente su tabelle e quando si crea una dimensione da una tabella è necessario, selezionare le colonne che la definiscono. Le dimensioni sono gerarchiche e nella maggior parte dei casi i membri sono disposti in una configurazione a piramide.

Un livello è un elemento della gerarchia divisa per dimensioni. I livelli descrivono la gerarchia dei dati, dal livello superiore al livello inferiore .

I livelli esistono solo all’interno delle dimensioni e ogni livello si basa su una colonna della relativa tabella dimensionale.

I livelli vengono definiti all’interno di una dimensione per specificare il contenuto e la struttura gerarchica. In altre parole, le definizioni dei livelli determinano i membri inclusi nella gerarchia e le posizioni relative dei membri (l’uno rispetto all’altro)all’interno della gerarchia.

Una misura è un set di valori basati su una colonna della tabella dei fatti del cubo e in genere è di tipo numerico.

Le misure inoltre, sono i valori di un cubo su cui si incentra l’analisi,

ovvero rappresentano i dati numerici di principale interesse per gli utenti finali che esaminanoun cubo. Le misure selezionate dipendono dai tipi d’informazioni richieste dagli utenti finali.

Alcuni esempi di misure comuni sono le vendite, i costi, le spese e i volumi di produzione.

Una misura può essere ricavata da più colonne combinate in un’espressione; ad esempio la misura profitto risulta dalla sottrazione di due colonne numeriche: vendite e costi.

I membri calcolati possono essere utilizzati come misure, e i valori dei membri vengono,a sua volta, determinati tramite l’utilizzo di formule. All’interno dello stesso cubo, possono essere create ulteriori dimensioni, per poter incrociare dati, appartenenti alle dimensioni precedenti.Le dimensioni aggiunte possono essere: Anno, Trimestre, Mese, Giorno, Ora…etc.

Un’aggregazione è un insieme di valori (celle) in memoria, qualificate da un

insieme di colonne con il valore delle dimensioni.

Per riconoscere le tabelle delle aggregazioni, bisogna ‘‘mappare’’ le

chiavi esterne e le misure (ad es. nelle fact table), nelle corrispondenti colonne della tabella delle aggregazioni.

E ancora…

  • Unità : è l’oggetto osservato, “artefice” del fenomeno collettivo ed è chiamato, appunto, unità statistica.
  • Matrice dati: rappresenta un insieme rettangolare di numeri/caratteri, dove in riga notiamo le unità statistiche ed in colonna le variabili. Le celle create dall’incontro tra colonna e riga racchiudono un dato, o meglio, il valore registrato per uno specifico caso.
  • Cubo: serie di dati ordinati e in una struttura multidimensionale determinata da un set di dimensioni.
  • Dimensione: peculiarità strutturale di un cubo, ossia una scala gerarchica delle diverse categorie che rappresentano i dati della tabella.
  • Funzione di aggregazione: Questa funzione segue un calcolo su una colonna in un set di righe creando un unico valore.
  • Le misure : sono i valori su cui si basa l’aggregazione e l’analisi dei dati.
  • Classificazione:. Tutte le attività di classificazione hanno il fine di organizzare le entità del dominio in esame, la collocazione delle entità nei diversi contenitori si basa sulla individuazione di differenze di rilievo tra le entità stesse, cioè su processi di distinzione.

  • Aggregate functions: Forniscono indicazioni statistiche relative ad un set di records. Possono essere utilizzate per contare un numero di records in un recordset, o quantificare il valore medio dei valori di un campo.

Per accessibilità intendiamo la capacità di un dispositivo, di un servizio o di una risorsa, d’essere sfruttabile con facilità da tutti gli utenti. Il termine è comunemente usato, per quanto concerne l’applicazione in termini di web, alla possibilità di poter usufruire di un collegamento alla rete.

Normalizzazione: attività mirata all’ ottimizzazione e l’eliminazione della ridondanza nei dati.

Tecniche per la visualizzazione di report sono:

Posted in Uncategorized on Novembre 14, 2008 by maica5

Cos’è un report? E’ il sistema con cui i risultati, calcolati dalle query, possono essere formattati in modo da essere segnati in maniera leggibile. I report, appunto, possono essere mostrati a video, spediti per mail, inviati a una stampante, ecc.

E’ possibile associare ad un database relazionale, un database multidimensionale o meglio il  Multidimensional cube(MDD). L’accesso del data cube è molto efficiente, tuttavia esso non è adatto a gestire una gran mole di dati di dettaglio. Con esso è possibile supportare analisi, calcoli sofisticati e analisi su diverse gerarchie e dimensioni

Qui è necessario citare la presenza del database OLAP (On-Line Analytical Processing), che designa un insieme di tecniche software per l’analisi interattiva e veloce di grandi quantità di dati. Ci sono diversi modi per creare un CUBO, ma il più conosciuto è lo schema a stella, dove al centro si trova  la tabella dei fatti ,che  elenca, i principali elementi su cui sarà costruita l’interrogazione.

Le Funzioni fondamentali sono:

Drill-down:

letteralmente (“perforare un terreno”) si intende la possibilità, una volta visualizzato il dato complessivo relativo ad una dimensione gerarchizzata di analisi, di esplorare tutta la gerarchia. Un classico esempio di dimensione gerarchica è quella temporale: il dato annuale può essere esplorato per sottoreport che rappresentano con immagini, tutti gli aggregati mensili: questi ultimi possono essere a loro volta disaggregati secondo i dati giornalieri.

 

Slice & dice: (“dividere una torta”) si indica la possibilità di restringere l’analisi solamente ad alcune delle occorrenze delle dimensioni e solo, ad alcune delle dimensioni proposte. È possibile nell’esempio visto sopra esplorare le vendite annuali di alcune regioni, e di queste regioni, soltanto  alcune città. I dati visualizzati si riferiranno unicamente alle occorrenze selezionare.

Roll-up:  letteralmente significa arrotolare, utile per aumentare il livello di aggregazione dei dati.  E’ una tecnica che induce ad un aumento nell’ aggregazione dei dati, eliminando il livello di gerarchia. Può essere di due tipi: (1)applicazione ad una funzione aggregata (aggregating functions); (2)eliminazione completa di una dimensione (dimension measures)

Le aggregate functions forniscono una serie di informazioni statistiche relative ad un set di records. Le aggregate sono: DAvg, DCount, DLookup, DMin, DMax, DStDev, DStDevP, DSum, DVar e DVarP.  Per la progettazione del layout del report, si possono integrare diverse funzionalità. Ad esempio  ReM introduce un nuovo concetto di reportistica che integra, difatti,  le funzionalità dei report con raggruppamenti (stile Ms Access) con la flessibilità tipica dei fogli elettronici ed i concetti di accesso ai dati dei sistemi multidimensionali(OLAP).  Sono disponibili diverse tipologie di report: standard, griglia e tabellare.       I Report Standard sono i classici report con raggruppamenti, quelli a Griglia consentono di definire colonne personalizzate e infine, quelli  Tabellari che  permettono la personalizzazione di righe e colonne. Quest’ ultime costituiscono il fattore distintivo di ReM rispetto ad altri tool.  

 Tutti i campi selezionati possono essere posizionati nel report mediante semplici operazioni di trascinamento(Drag&Drop). Le funzioni più utilizzate sono : conteggio, somma, minimo, massimo; mentre le variabili di sistema possono essere: data corrente, ora corrente, nome dell’utente, nome del report. Per ciascun Campo ed Oggetto presente è possibile impostare modalità di visualizzazione classiche: dal carattere, allineamento, al formato di visualizzazione, ai  link, etc.

Riflessione su dati, fatti, informazione, conoscenza. Interrelazioni, differenze e ruolo del comunicatore.

Posted in Uncategorized on Novembre 14, 2008 by maica5

Chi è il comunicatore? Non è un lavoro semplice delinearne il profilo, difatti, si può rispondere in parecchi modi, ma qual è quello giusto? Qui ho preferito tracciare due facce di una  stessa medaglia: da una parte è visto come un individuo con una singolare propensione dialettica, mentre dall’altra,  un individuo con  una spiccata capacità(rispetto alla norma) di far conoscere le proprie emozioni e sensazioni.

Si crea un circolo virtuoso tra comunicatore, informazione e conoscenza.

Il comunicatore è primis  una fonte di informazione che, elaborandola  riesce a trasformarla in conoscenza. La conoscenza è difatti un’informazione trattata  che può generare una nuova ricchezza per sé stessi e gli altri. 

Se volessimo parlare di informazione all’interno di una azienda, parleremo in questo caso, di contestualizzazione  dei dati  o meglio,  elaborazione  e interiorizzazione  di tutte le informazioni(poi trasformate in conoscenza),che arricchiscono il bagaglio culturale di coloro che lavorano  per e con l’ente.

Il web diventa un importante strumento di informazione, che a differenza di tv e stampa(furono i primi strumenti a  rivoluzionare il mondo della comunicazione) porta  fonte e utente sono sullo stesso livello, dando la possibilità di  interagire.
Come tutte le cose anche internet ha degli aspetti negativi.

Ad esempio:  tutti possono inserire tutto  in rete, creando molto spesso il cosiddetto “incesto dell’informazione”, ovvero qualunque informazione, può essere  ripresa e riciclata all’infinito, creando una specie di falsa “abbondanza” .

L’unico modo per circuire il problema è: una buona conoscenza del sistema.

La familiarità con il mezzo ci consente di rivolgerci  ai motori di ricerca o alle Directory nel modo giusto, risparmiando tempo,  ed evitando così di ricorrere alla famosissima tecnica del  copia e incolla. Altro aspetto(forse)negativo è la cosiddetta “mancanza del fattore umano” nei rapporti che si creano in rete: delle volte può  sembrare  di parlare semplicemente  con uno schermo luminoso, non si vede mai in faccia l’interlocutore e porta, il più delle volte, a rapporti effimeri.

Proprio per queste peculiarità consola, in parte,  i più sensibili. In rete non ci si “incontra” per prossimità fisica e  il criterio aggregativo diventa  qualunque oggetto che sia di comune interesse: la passione per la vela, l’odio per una squadra di calcio e l’interesse per la botanica.

 Quindi non conta più se quello con cui parli  è alto o basso, bello o brutto, ricco o povero,

ma conta ciò in cui crede, ciò che pensa e ciò che sogna.
Il ruolo del comunicatore varia a seconda dello strumento utilizzato per comunicare; gli strumenti standard sono:

 

v     Stampa:  introduce il principio della replicabilità della fonte, con ciascuna unità fruibile da               un singolo utente alla volta. Da un punto di vista algebrico c’è una fonte verso una  destinazione(1X1=1).

 

v     Radio e Tv: si supera  la fruizione unitaria, con ogni singola fonte in grado di raggiungere infiniti utenti nello stesso momento. Anche qua da un punto di vista algebrico c’è una fonte verso infinite destinazioni(1X1000=1000).

 

v     Internet:  non apporta  cambiamenti radicali, difatti c’è un testo, un  suono e un’ immagine che rimangono alla base del linguaggio, ma viene  introdotto il concetto di reciprocità tra fonte e utente. Da un punto di vista algebrico, ci sono infinite fonti verso infinite destinazioni (1000×1000 = 1.000.000).

Bisogna in ogni caso sottolineare, che la nuova  tecnologia digitale ha cambiato  l’approccio di questi mezzi.  Hanno una maggiore flessibilità e  possono elaborare le informazioni in modo più complesso. Ricordiamo che TV, radio e giornale si sono sviluppati in  contesti diversi,  all’origine erano legati a tecnologie differenti tra loro e svolgevano funzioni comunicative diverse,  poi con i processi di digitalizzazione  ciascun mezzo è potuto entrare in relazione con l’altro, creando aree  innovative e ibride. Ricapitolando: il Web è una “rete di risorse” basato su protocollo http, mentre    Internet è uno strumento di interconnessione tra informazioni. Consente una  comunicazione capace  di  trasferire informazioni e conoscenza, ma soprattutto di accedere a tutti i dati in qualunque momento e in tempo reale. Per queste ragioni la  domanda da porsi è la seguente: perché le persone, quando utilizzano un prodotto informatico, non riescano ad impiegarlo in maniera efficace? Oppure,  perché il loro utilizzo è causa di insoddisfazione?

La soluzione sarebbe quella di  delineare l’interfaccia di un’applicazione, vale a dire capire come si possano progettare diversi modi d’utilizzo di un programma  potenziandone  la semplicità d’uso.