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Re-brand- Come svegliare i brand che dormono

Posted in Uncategorized on Luglio 3, 2009 by maica5

Il valore e il fascino del brand. Un marchio che i consumatori tendono ad adottare come proprio perché identifica il prodotto e le sue qualità intrinseche. Una marca finché non si posiziona in modo esclusivo sul mercato è solo la rappresentazione del prodotto che l’azienda distribuisce. Poi ci sono i cosiddetti sleeping brand con i quali vengono identificati quelli in stato inattivo. Non sono presenti sul mercato attuale ma vengono tutelati per il valore storico; si identificano con lo stesso termine le aziende che sono fallite nel tempo ed il cui marchio è stato completamente dimenticato dal consumatore.

Ci sono una miriade di esempi di sleeping brand che dopo anni di anonimato sono tornati prepotentemente a dettare legge sul mercato internazionale. Esempi di tali aziende sono capillarmente forniti in ‘Re-brand. Come svegliare i brand che dormono’ di Mirko Nesurini.
Il risveglio di uno sleeping brand viene definito ‘retrobranding’ che rappresenta il rilancio di un marchio che precedentemente ha riscosso un discreto valore. Perché una marca possa nuovamente tornare in auge deve possedere i criteri e le caratteristiche fondamentali delle 4A:

Antinomy come paradosso del brand;
Arcadia, ossia i richiami emozionali che provoca;
Aura, l’originalità;
Allegory, la storia che evoca un brand, l’esperienza che ha accumulato e che potrebbe indurre un attento consumatore a riprovare quelle emozioni.

Un marchio, perché sia tale e riconosciuto dai più, deve seguire 5 regole:

Gli strumenti di rappresentazione, che consentono al consumatore di riconoscere senza indugio un brand associandolo ad una immagine, ad un suono o piuttosto ad un colore.
I valori costituenti che si identificano con l’oggetto dell’impresa.
I proprietari e gli autori che hanno un grande impatto sugli utenti.
Gli interlocutori che rappresentano il vero punto di forza per un brand; il rapporto con chi si interfaccia con il brand deve essere solido perché possono influenzare interi gruppi di persone.
I significati, ovvero chiedersi quale sia il significato del brand per il consumatore ma neanche per l’azienda.

Il marchio non va visto solo nell’ottica del mercato, ma grande impatto sulla gente hanno i brand sociali. Tutti ci identifichiamo con una bandiera o dei colori di un partito politico piuttosto che di una squadra di calcio. ‘Le masse si muovono appresso alle bandiere, ai simboli e alle frasi, dei fari che motivano e identificano’. Basti pensare ad una bandiera rossa con impresso al centro una falce ed un martello simboli della riscossa proletaria; oppure chi non conosce il simbolo della pace coniato da Gerard Holtom? O ancora il simbolo della lotta contro l’AIDS?
Nelle ultime pagine del libro, vengono analizzati i fattori critici che possono permettere di risvegliare i brand dormienti.

Chissà se a qualcuno, leggendo questo manuale, possa balzare alla mente un’idea originale.

Più donne in azienda

Posted in Uncategorized con i tag on Luglio 3, 2009 by maica5

Promelec International, società italiana di executive search, ha condotto un’indagine sul mondo del lavoro, soffermandosi soprattutto nella sua analisi sui ceti dirigenziali: le imprese piccole e medie del comparto manifatturiero risultano, grazie alla loro flessibilità e dinamicità di struttura, stanno salvando le carriere di molti manager dall’ondata di licenziamenti innescata dalla negativa congiuntura economica. Nel 2008 5mila secondo Promelec International 5000 manager hanno perso il proprio impiego contro i 3 mila del 2007 (-40%). Le assunzioni invece non hanno raggiunto quota 2.800: il saldo negativo, quindi è stato di 2.200 posti.

IL MANIFATTURIERO TIENE MEGLO – ad aver tenuto meglio nell’occupazione dei ceti manageriali sono state le piccole e medie aziende italiane del manifatturiero, imprese che meglio di altre sono riuscite a garantire sicurezza e continuità d’impiego al ceto dirigenziale. Delle 2.800 nuove assunzioni, infatti, il 35% riguarda contratti firmati da piccole e medie aziende manifatturiere, un universo popolato secondo una ricerca recente condotta da Mediobanca e Unioncamere da 4 mila imprese industriali di medie dimensioni (che occupano cioè da 50 a 499 dipendenti e realizzano fatturati tra 13 ai 290 milioni di euro), cui si aggiungono 600 realtà medio-grandi con fatturati fino a 3 miliardi di euro. Aziende che appartengono ai settori chiave del made in Italy: moda e abbigliamento, manufatti per l’edilizia, arredamento ed oggettistica, automazione meccanica e plastica, tra le quali ad esempio il Gruppo Fontana, Sacmi Group, Landi Renzo, Flos, Missoni, System, Caleffi, B&B, Vimar e Ceramiche Atlas Concorde. Imprese che Promelec International definisce simili a “piccole multinazionali con stabilimenti produttivi e filiali commerciali a livello internazionale, accomunate dal posizionamento nell’alto di gamma dei rispettivi mercati e da una solida vocazione all’export”. Anche queste imprese risentono della crisi e del generalizzato calo di domanda e della stretta creditizia, ma hanno strutture più flessibili rispetto ai grandi gruppi multinazionali e quindi in grado di rispondere meglio alle evoluzioni del mercato. Secondo Maurizio Cuocci, partner di Promelec International “le dimensioni organizzative più contenute e i processi decisionali più rapidi consentono a queste imprese di definire e attuare nuove strategie d’azione per contrastare la crisi. Inoltre sono più veloci nel cogliere nuove opportunità di business o nell’aggredire nuovi mercati”.

PIU’ SPERANZE DALLA GREEN ECONOMY – tra i nuovi promettenti mercati figura quello delle energie rinnovabili. La green energy è un comparto in espansione anche se in ritardo rispetto ad altri Paesi europei. L’importanza economica di questo settore di mercato è dimostrato dalle cifre fornite dal libro bianco dell’UE: nel 2009 si prevede che nella zona Ue a 27 il settore delle energie rinnovabili creerà nei prossimi anni ben 520 mila nuovi posti di lavoro, di cui 100 mila dovrebbero essere localizzati in Italia. Ma il nostro Paese necessita di green manager e figure professionali qualificate se non si vuole perdere unì’importante occasione di inserimento lavorativo per tante nuove giovani risorse. I profili più ricercati dalle aziende che operano nel settore delle energie rinnovabili sono secondo Promelec International: project leader, project manager e business developer. Silvia Macchini responsabile del settore green Energy in Promelec International osserva che “dobbiamo cambiare totalmente rotta riguardo alle energie sostenibili. Ma qualcosa si sta muovendo e lo conferma il fatto che stiamo ricevendo parecchi incarichi per ricercare figure di questo tipo”. Conclude “abbiamo ricevuto parecchi incarichi, anche da aziende importanti sul piano internazionale, per ricercare figure di questo tipo e stiamo incontrando più difficoltà del previsto ad individuare candidati adeguati. Sarebbe veramente un peccato che queste aziende continuassero a cercare questi professionisti all’estero.”

NUOVI SPAZI AL VERTICE PER LE DONNE – nelle aziende italiane le donne occupano ancora pochi posti nei ceti dirigenziali. Ma qualcosa inizia a cambiare, probabilmente anche grazie alla crisi che potrebbe diventare paradossalmente un rilevante trampolino di lancio per le donne in carriera. Nell’ultimo periodo molti manager di sesso maschile sono stati mandati a casa. Secondo Federmanager quando un dirigente lascia un’azienda, nel 54% dei casi è rimpiazzato da una donna che ne assume le funzioni, senza essere promossa, una situazione dovuta a retribuzioni inferiori date alle donne o alla crisi che interessa settori a maggiore rappresentanza maschile, come il mondo del credito. Oggi le aziende a leadership femminile producono più fatturato e registrano performance economiche migliori, forse anche perché le donne riescono a vivere e superare meglio le difficoltà grazie ad una grande capacità a fare squadra e ottima formazione.

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Posted in Uncategorized on Luglio 3, 2009 by maica5
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Approfondimenti su SQL: clausole where, having, group by.

Posted in Uncategorized on Dicembre 9, 2008 by maica5

La prima versione di SQL metteva a disposizione solo la forma strutturata, con una sola relazione in ogni clausola FROM, rendendolo molto limitato.

Se i campi selezionati provengono da più Tables, occorre utilizzare delle sintassi specifiche per determinare un campo in modo univoco, da qui approfondiamo alcune note.

  • clausola WHERE

Indica il criterio di scelta: l’elemento base è nomefield, operatore di confronto valore|nomefield e possono essere concatenati più elementi base tramite gli operatori logici (And Or).

Esempio: WHERE NomeImpiegato=”Paolo” And (ImportoOrdini>10000000 Or NumeroOrdini>100)

Nell’eseguire questa operazione il motore database cerca la Table specificata, estrae le colonne (=campi) scelte, individua le righe (=record) che soddisfano il criterio e raggruppa le righe risultanti nell’ordine specificato.

Il comando SELECT non modifica i dati del database.

La sintassi è :

SELECT fields FROM table

Usando un aterisco (*) si scelgono tutti i campi di una Table ad esempio:

SELECT * FROM

  • GROUP BY(groupfieldlist):

l’ordine dei campi in groupfieldlist determina il livello di grouping da quello più alto a quello più basso(fino a 10 campi usati per raggruppare i records).

I valori riepilogativi vengono omessi se non è indicata una funzione SQL di aggregazione nel comando SELECT, al contrario i Valori Null nei campi di GROUP BY vengono ordinati e non saltati.

Quindi è necessario usare la la clausola WHERE per escludere i records che non si vuole raggruppare, invece usare la calusola HAVING per filtrare i records dopo che sono stati raggruppati.

La clausola HAVING permette di specificare quali records raggruppati vengono restituiti da un comando SELECT con clausola GROUP BY.

Per capire meglio il quadro generale partiamo dalla sintassi:

SELECT ………

FROM ………..

WHERE ……….

GROUP BY groupfieldlist

HAVING groupcriteria.

Groupcriteria è un’espressione che determina quali records raggruppati restituire; possono essere usate fino a 40 espressioni collegate dagli operatori And e Or.

Tutte queste definizioni sono molto utili perché in un ambiete multiutente di lavoro(esempio le aziende), ci permette di classificare con ordine le diverse voci.

SELECT Cognome, Nome, Salario

in SQL l’operatore group by ci consente di raggruppare i dati

Un’ interrogazione corretta:

select dipart, count (*), d.città

from impiegato i join dipartimento d on i.dipart=d.nome

group by dipart, città FROM Stipendi ORDER BY Cognome.

Tecniche per la visualizzazione di report sono:

Posted in Uncategorized on Novembre 14, 2008 by maica5

Cos’è un report? E’ il sistema con cui i risultati, calcolati dalle query, possono essere formattati in modo da essere segnati in maniera leggibile. I report, appunto, possono essere mostrati a video, spediti per mail, inviati a una stampante, ecc.

E’ possibile associare ad un database relazionale, un database multidimensionale o meglio il  Multidimensional cube(MDD). L’accesso del data cube è molto efficiente, tuttavia esso non è adatto a gestire una gran mole di dati di dettaglio. Con esso è possibile supportare analisi, calcoli sofisticati e analisi su diverse gerarchie e dimensioni

Qui è necessario citare la presenza del database OLAP (On-Line Analytical Processing), che designa un insieme di tecniche software per l’analisi interattiva e veloce di grandi quantità di dati. Ci sono diversi modi per creare un CUBO, ma il più conosciuto è lo schema a stella, dove al centro si trova  la tabella dei fatti ,che  elenca, i principali elementi su cui sarà costruita l’interrogazione.

Le Funzioni fondamentali sono:

Drill-down:

letteralmente (“perforare un terreno”) si intende la possibilità, una volta visualizzato il dato complessivo relativo ad una dimensione gerarchizzata di analisi, di esplorare tutta la gerarchia. Un classico esempio di dimensione gerarchica è quella temporale: il dato annuale può essere esplorato per sottoreport che rappresentano con immagini, tutti gli aggregati mensili: questi ultimi possono essere a loro volta disaggregati secondo i dati giornalieri.

 

Slice & dice: (“dividere una torta”) si indica la possibilità di restringere l’analisi solamente ad alcune delle occorrenze delle dimensioni e solo, ad alcune delle dimensioni proposte. È possibile nell’esempio visto sopra esplorare le vendite annuali di alcune regioni, e di queste regioni, soltanto  alcune città. I dati visualizzati si riferiranno unicamente alle occorrenze selezionare.

Roll-up:  letteralmente significa arrotolare, utile per aumentare il livello di aggregazione dei dati.  E’ una tecnica che induce ad un aumento nell’ aggregazione dei dati, eliminando il livello di gerarchia. Può essere di due tipi: (1)applicazione ad una funzione aggregata (aggregating functions); (2)eliminazione completa di una dimensione (dimension measures)

Le aggregate functions forniscono una serie di informazioni statistiche relative ad un set di records. Le aggregate sono: DAvg, DCount, DLookup, DMin, DMax, DStDev, DStDevP, DSum, DVar e DVarP.  Per la progettazione del layout del report, si possono integrare diverse funzionalità. Ad esempio  ReM introduce un nuovo concetto di reportistica che integra, difatti,  le funzionalità dei report con raggruppamenti (stile Ms Access) con la flessibilità tipica dei fogli elettronici ed i concetti di accesso ai dati dei sistemi multidimensionali(OLAP).  Sono disponibili diverse tipologie di report: standard, griglia e tabellare.       I Report Standard sono i classici report con raggruppamenti, quelli a Griglia consentono di definire colonne personalizzate e infine, quelli  Tabellari che  permettono la personalizzazione di righe e colonne. Quest’ ultime costituiscono il fattore distintivo di ReM rispetto ad altri tool.  

 Tutti i campi selezionati possono essere posizionati nel report mediante semplici operazioni di trascinamento(Drag&Drop). Le funzioni più utilizzate sono : conteggio, somma, minimo, massimo; mentre le variabili di sistema possono essere: data corrente, ora corrente, nome dell’utente, nome del report. Per ciascun Campo ed Oggetto presente è possibile impostare modalità di visualizzazione classiche: dal carattere, allineamento, al formato di visualizzazione, ai  link, etc.

Riflessione su dati, fatti, informazione, conoscenza. Interrelazioni, differenze e ruolo del comunicatore.

Posted in Uncategorized on Novembre 14, 2008 by maica5

Chi è il comunicatore? Non è un lavoro semplice delinearne il profilo, difatti, si può rispondere in parecchi modi, ma qual è quello giusto? Qui ho preferito tracciare due facce di una  stessa medaglia: da una parte è visto come un individuo con una singolare propensione dialettica, mentre dall’altra,  un individuo con  una spiccata capacità(rispetto alla norma) di far conoscere le proprie emozioni e sensazioni.

Si crea un circolo virtuoso tra comunicatore, informazione e conoscenza.

Il comunicatore è primis  una fonte di informazione che, elaborandola  riesce a trasformarla in conoscenza. La conoscenza è difatti un’informazione trattata  che può generare una nuova ricchezza per sé stessi e gli altri. 

Se volessimo parlare di informazione all’interno di una azienda, parleremo in questo caso, di contestualizzazione  dei dati  o meglio,  elaborazione  e interiorizzazione  di tutte le informazioni(poi trasformate in conoscenza),che arricchiscono il bagaglio culturale di coloro che lavorano  per e con l’ente.

Il web diventa un importante strumento di informazione, che a differenza di tv e stampa(furono i primi strumenti a  rivoluzionare il mondo della comunicazione) porta  fonte e utente sono sullo stesso livello, dando la possibilità di  interagire.
Come tutte le cose anche internet ha degli aspetti negativi.

Ad esempio:  tutti possono inserire tutto  in rete, creando molto spesso il cosiddetto “incesto dell’informazione”, ovvero qualunque informazione, può essere  ripresa e riciclata all’infinito, creando una specie di falsa “abbondanza” .

L’unico modo per circuire il problema è: una buona conoscenza del sistema.

La familiarità con il mezzo ci consente di rivolgerci  ai motori di ricerca o alle Directory nel modo giusto, risparmiando tempo,  ed evitando così di ricorrere alla famosissima tecnica del  copia e incolla. Altro aspetto(forse)negativo è la cosiddetta “mancanza del fattore umano” nei rapporti che si creano in rete: delle volte può  sembrare  di parlare semplicemente  con uno schermo luminoso, non si vede mai in faccia l’interlocutore e porta, il più delle volte, a rapporti effimeri.

Proprio per queste peculiarità consola, in parte,  i più sensibili. In rete non ci si “incontra” per prossimità fisica e  il criterio aggregativo diventa  qualunque oggetto che sia di comune interesse: la passione per la vela, l’odio per una squadra di calcio e l’interesse per la botanica.

 Quindi non conta più se quello con cui parli  è alto o basso, bello o brutto, ricco o povero,

ma conta ciò in cui crede, ciò che pensa e ciò che sogna.
Il ruolo del comunicatore varia a seconda dello strumento utilizzato per comunicare; gli strumenti standard sono:

 

v     Stampa:  introduce il principio della replicabilità della fonte, con ciascuna unità fruibile da               un singolo utente alla volta. Da un punto di vista algebrico c’è una fonte verso una  destinazione(1X1=1).

 

v     Radio e Tv: si supera  la fruizione unitaria, con ogni singola fonte in grado di raggiungere infiniti utenti nello stesso momento. Anche qua da un punto di vista algebrico c’è una fonte verso infinite destinazioni(1X1000=1000).

 

v     Internet:  non apporta  cambiamenti radicali, difatti c’è un testo, un  suono e un’ immagine che rimangono alla base del linguaggio, ma viene  introdotto il concetto di reciprocità tra fonte e utente. Da un punto di vista algebrico, ci sono infinite fonti verso infinite destinazioni (1000×1000 = 1.000.000).

Bisogna in ogni caso sottolineare, che la nuova  tecnologia digitale ha cambiato  l’approccio di questi mezzi.  Hanno una maggiore flessibilità e  possono elaborare le informazioni in modo più complesso. Ricordiamo che TV, radio e giornale si sono sviluppati in  contesti diversi,  all’origine erano legati a tecnologie differenti tra loro e svolgevano funzioni comunicative diverse,  poi con i processi di digitalizzazione  ciascun mezzo è potuto entrare in relazione con l’altro, creando aree  innovative e ibride. Ricapitolando: il Web è una “rete di risorse” basato su protocollo http, mentre    Internet è uno strumento di interconnessione tra informazioni. Consente una  comunicazione capace  di  trasferire informazioni e conoscenza, ma soprattutto di accedere a tutti i dati in qualunque momento e in tempo reale. Per queste ragioni la  domanda da porsi è la seguente: perché le persone, quando utilizzano un prodotto informatico, non riescano ad impiegarlo in maniera efficace? Oppure,  perché il loro utilizzo è causa di insoddisfazione?

La soluzione sarebbe quella di  delineare l’interfaccia di un’applicazione, vale a dire capire come si possano progettare diversi modi d’utilizzo di un programma  potenziandone  la semplicità d’uso.